> OSSERVATORIO / I due volti di un uomo di governo

10/01/2012

I due volti di un uomo di governo

Stefano Lucarelli

Interrogarsi sugli scenari economici del 2012 è abitudine ormai consolidata. Si può rispondere in modo semplice riproponendo l’immagine presente nelle previsioni dei più seri istituti statistici: l’Italia sarà in recessione. Tra gli economisti più critici e ragionevoli c’è anche la consapevolezza che i tagli alla spesa pubblica presentati come misure inevitabili nell’interesse dell’Italia e dell’Europa acuiranno la recessione. Anche perché, le prospettive di crollo dei consumi, degli investimenti privati, delle esportazioni non sono interpretate dagli operatori finanziari come garanzie di risanamento, piuttosto incentivano le manovre speculative sui titoli di Stato. Come tutti gli economisti onesti sanno, il vero rimedio alle spinte verso l’alto cui sono soggetti i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico è rappresentato da un Banca Centrale che svolga la funzione di prestatore di ultima istanza. A ciò si oppongono con grandi energie tutti i governi dei paesi che esportano più di quanto importano, con in testa la Germania, oltre alla Francia. La bilancia commerciale e il bilancio pubblico sotto l’Eliseo assomigliano molto ai paesaggi economici in cui si arrabattano i PIIGS, i capri espiatori di questa Unione Europea.
Non bisogna mai dimenticare che la riflessione intorno all’economia va condotta, seguendo un suggerimento di John Maynard Keynes, come se si trattasse di “a blend of economic theory with the art of statesmanship”. Studiare Keynes non è più di moda, né garantisce rapide carriere accademiche, ma può aiutarci a non perder di vista l’essenziale. Per comprendere le sorti italiane ed europee, più che lo spread occorre guardare all’art of statesmanship. Quella italiana, in particolare, potrebbe tornare ad essere importante.
Il 5 Gennaio Mario Monti, prima di incontrare il Presidente Sarkozy, si è improvvisamente recato a Bruxelles. È in corso una trattativa in cui il governo italiano sta avanzando delle condizioni seguendo una linea d’analisi diversa rispetto a quella assunta in patria. Consapevole della fragilità delle scelte imposte il 9 Dicembre scorso dallo stravagante asse franco-tedesco – che vorrebbe imporre a tutti i paesi membri di riscrivere le proprie costituzioni vincolando di fatto i diritti fondamentali al pareggio di bilancio – il Primo Ministro italiano sembra caldeggiare altre proposte, chiedendo di tenere conto del risparmio privato, di spalmare il meccanismo di rientro e prevedendo la possibilità di escludere le spese per investimenti dal conteggio del deficit. La presa di posizione francese appare decisiva. Monti preferisce giungere all’appuntamento provenendo da Bruxelles, recuperando il volto di chi è stato per un decennio Commissario europeo, invece che da Roma, dove l’aria è appesantita dai capricci dei parlamentari.  
Balza agli occhi la grande differenza dell’agenda su esposta se la si confronta con quella che lo stesso governo Monti ha presentato ai propri cittadini. Dinanzi agli italiani il Presidente del Consiglio si presenta con un volto sacerdotale, inespressivo, come se egli sancisse un dogma: l’Italia sarebbe invisa ai mercati i quali la punirebbero poiché essa avrebbe vissuto al di sopra dei propri mezzi per troppo tempo. Da qui deriverebbe la crescita dei tassi di interesse sui titoli di debito pubblico e l’aumento dello spread. Il rigore dei conti pubblici da realizzare attraverso il taglio della spesa, fingendo di dimenticare che esistono spese produttive e spese improduttive, rappresenterebbe l’unico obiettivo vero da perseguire. 
Questi due volti di un uomo di governo alle prese con una crisi politica europea sembrano rappresentare la variabile più importante per comprendere l’anno appena cominciato. 

1 commenti


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Caro Stefano, continuo a pensare che su Monti tu ti faccia delle illusioni. Ma spero anche che tu abbia ragione...
Inserito daH. (2012-01-12 14:52:20)

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